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Trail Verbier-St. Bernard 2013

Verbier 2013 In questo momento non è facile riordinare le emozioni intense e contrastanti che ho vissuto in questa lunga trasferta in terra elvetica, appuntamento deciso e programmato da tempo, ma che si è rivelato una sorpresa sotto molti aspetti!
E' inizio febbraio quando decido, assieme ai miei fidati compagni Luca e Franco, di iscrivermi a quello che sarà il mio appuntamento sportivo dell'anno. 110km e 7.000m di dislivello positivo sono il biglietto da visita del Trail Verbier-St. Bernard, gara giunta alla sua quinta edizione: bellissima e massacrante a detta di chi ci si è già cimentato.

La preparazione procede con alti e bassi in un'annata dall'innevamento eccezionale ed un inizio stagione dai numerosi eventi che in diversa maniera ne rendono difficile la continuità.
Prima salitaIl 5 luglio si parte da Trento a metà mattina per raggiungere il passo del Gran San Bernardo e quindi Verbier, la bella località svizzera madrina della manifestazione. Qui ritiriamo i pettorali e mangiamo un piatto di pasta (inaspettatamente cotta quasi a puntino) prima di andare a nanna quando ancora la luce della sera rischiara le cime che l'indomani andremo a percorrere.
Alla partenza siamo in 311 atleti provenienti da mezza Europa, pronti a cimentarci in questa gara che, come spesso accade nel trail, per molti risulterà una sfida con se stessi più che con gli altri.
Come sempre la tensione e l'entusiasmo alla partenza sono palpabili, tanto che alle 5.00, al momento del via, in molti scattano veloci come se la prova dovesse concludersi al termine della via che esce dal paese...invece in quel punto inizia soltanto la prima delle innumerevoli salite che metteranno a dura prova i muscoli e la testa  di tutti!
Tutti in filaIl primo obiettivo da mettere nel carniere è la Croix de Coeur, posto di controllo che raggiungiamo dopo aver assistito ad una meravigliosa alba a quota 2.400 metri.
Le gambe girano bene ed il morale è alto. Io ed i mie amici troviamo persino il tempo di scherzare durante la lunga discesa che ci porta al ristoro ed al rilevamento di Sembrancher al ventottesimo chilometro. Sorridiamo e rispondiamo all'incitamento delle persone che incontriamo nei paesi e lungo le strade che ci troviamo a percorrere: “Alé alé” ci gridano, “Bon courage” è l'augurio che riceviamo più spesso.
Salite ripideRisaliamo agili verso Champex-Lac e dopo un lungo sali-scendi di 14km raggiungiamo il paese di La Fouly quando è passato da poco mezzogiorno. E' qui, dopo 50km e 2.900m di dislivello positivo, che si può dire avrà inizio la gara vera e propria.
La giornata è caldissima, nel cielo non si vede una nuvola. Soltanto il cappellino intriso della fresca acqua delle fontane e dei corsi d'acqua che scendono dalle cime riescono a dare un po' di sollievo per qualche minuto.
Si procede sul nevaioDopo un abbondante ristoro iniziamo a risalire la parte alta della bellissima Val Ferret. Abbandonata la forestale ed i sentieri continuiamo la marcia su un candido ed insidioso manto nevoso per raggiungere il Col de Fenêtre, valico situato a 2.690m di quota che ci separa dal successivo rilevamento cronometrico posto al Passo del Gran San Bernardo. L'ambiente è superlativo, i panorami eccezionali. La salita al colle è lenta e faticosa, difficoltosa anche la successiva discesa: la neve inconsistente rende difficile l'equilibrio. La pendenza in alcuni tratti è elevata e la corda fissa posizionata per agevolare gli atleti serve a poco. Non resta che sedersi a terra e lasciarsi scivolare a valle: per un attimo mi pare di tornare bambino ed in tutta franchezza per alcuni istanti mi diverto proprio come un fanciullo!
Il passo del Gran San BernardoDal Passo del Gran San Bernardo si risale leggermente per poi calare in maniera costante verso il Lac des Toules, un lungo bacino artificiale che costeggiamo interamente prima di raggiungere verso le 19:00 l'abitato di Bourg St. Pierre dove è posto il rilevamento degli 80km ed il ristoro solido dove possiamo mettere nello stomaco un piatto di pasta, del formaggio e qualche fetta di salame. Qui l'impeccabile macchina organizzativa ci fa trovare le sacche lasciate alla partenza: possiamo così cambiarci calze e scarpe fradice dopo l'attraversamento del nevaio e di numerosi ruscelli, indossare una maglietta asciutta e rifornirci con qualche piccola scorta alimentare.
Un guadoRipartiamo dopo una mezzora di sosta per puntare alla Cabane du Col de Mille, il posto di controllo collocato nei pressi di un grazioso rifugio a 2.475m di quota ed al novantesimo chilometro di gara. Già dopo i primi chilometri però mi accorgo che il passo dei miei compagni è più veloce del mio. Faccio molta fatica a stare con loro tanto che ad un certo punto non posso che rallentare e continuare con un passo decisamente inferiore. Probabilmente inizio a pagare lo sforzo fin qui profuso: lo stomaco duole e la nausea ha il sopravvento. Il crollo è improvviso e continuare è difficilissimo: il lungo traverso sulla costa della montagna è eterno. Spesso mi siedo ai margini del sentiero a rifiatare, sono moralmente a terra. Una concorrente che mi segue si ferma e mi chiede come sto: è svizzera o forse francese, ma parla qualche parola di italiano. Sta un po' con me e poi mi invita a seguirla tenendo un passo più tranquillo. Credo che difficilmente mi dimenticherò di lei: sulla cinquantina, minuta, con i capelli corti e neri ed un sorriso rassicurante. In lontananza il sole colora il cielo con meravigliose e calde tonalità, noi continuiamo lentamente a procedere e finalmente arriviamo al posto di controllo mentre il buio  inghiotte il paesaggio.
Tramonto svizzeroAl posto di controllo ho pochi dubbi: il mio obiettivo è scendere a valle e chiudere in anticipo questo calvario. Bevo del brodo caldo, mi siedo su una panchina e con la testa tra le mani chiudo gli occhi: visualizzo nella mente i visi delle mie bimbe, di Francesca e dei miei cari cercando di trarre energia da loro che sempre mi supportano (e mi sopportano!) in queste mie corse per i monti.
Una mano sulla spalla mi desta dai miei pensieri: è una ragazza giovane e carina con una giacca a vento rossa. E' uno degli addetti al ristoro: gentilmente mi chiede se va tutto bene. Le dico di essere stanchissimo e di avere sonno, continuo dicendo che voglio solo arrivare a valle, al centesimo chilometro, e ritirarmi. Lei mi dice che se voglio posso dormire per un po' nella “cabane”. Io tentenno un attimo ma poi accetto: sono le 22:30 quando mi sdraio sul materasso al piano basso del letto a castello del rifugio. Chiedo di essere svegliato a mezzanotte e poi crollo distrutto.
Cabane MilleCon puntualità svizzera (è proprio il caso di dirlo) alle 23:59 vengo svegliato: sembro un'altra persona. Lo stomaco sta meglio, bevo un altro sorso di brodo, calzo la pila frontale, ringrazio e saluto tutti prima di scendere verso valle con passo deciso.
Continuare da solo nella completa oscurità non è un problema: la testa è occupata a ricercare i bagliori dei catarifrangenti che permettono di individuare le balise e quindi il percorso anche al buio. In poco meno di due ore raggiungo il posto di controllo di  Lourtier e penso ai miei amici: come staranno loro? A che punto saranno?
Adesso mi rimane solo l'ultima salita, ma so che non si tratterà di una passeggiata: mi aspettano 1.200 metri di dislivello da coprire in poco più di 5km...un muro verticale che mi separa dal traguardo di Verbier. Imposto un passo lento e costante, la salita è veramente pazzesca e non concede nemmeno un metro di piano per rifiatare.
Mentre salgo sento una vibrazione nello zaino, qualcuno mi sta chiamando sul cellulare: è Luca. Lui e Franco sono al traguardo, sono stati bravissimi ed hanno concluso la loro fatica in 22 ore e 22 minuti.
Per me invece c'è ancora da soffrire, infatti superata la metà di questa interminabile rampa la nausea decide di tormentarmi nuovamente. Stringo i denti e procedo seguendo con lo sguardo le frontali dei concorrenti che sono davanti Di nuovo l'albaa me. Finalmente in lontananza intravedo le luci dell'ultimo ristoro e punto di controllo posto a La Chaux che raggiungo dopo un lungo traverso in piano. Adesso so che è fatta: l'ultima discesa non mi spaventa sebbene i quadricipiti reclamino un attimo di tregua. Il cielo inizia a schiarirsi e mi godo nuovamente la vista delle cime che ho ammirato alla partenza la mattina precedente.
Ripongo la pila frontale nello zaino: è ormai giorno quando arrivo alle porte di Verbier. Entro nel paese e poco prima dell'arrivo trovo i miei amici Luca e Franco che sono rimasti in piedi ad aspettarmi: siete grandissimi, lasciatevelo dire!
Taglio il traguardo alle 5:59 dopo 24 ore e 58 minuti di interminabile fatica.
E' stata durissima, più del previsto, ma sono fiero di essere il 112esimo dei 186 atleti che ce l'hanno fatta a chiudere questo lunghissimo anello.
Subito penso ai miei cari ed agli amici che sono rimasti in ansia a seguire su internet il mio lento procedere. Penso anche al mio papà: non me l'avrebbe mai detto, ma chissà quanto sarebbe stato orgogliose di me...

 


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